La volatilità dei mercati finanziari in risposta a certe scelte di politica economica dell’Amministrazione americana ha provocato un dibattito sul tradizionale ruolo del dollaro e delle obbligazioni del Tesoro americano come beni rifugio. Christine Lagarde, presidente della BCE ha dichiarato che “qualcosa si è rotto e non e ancora chiaro se sarà` possibile ripararlo”. Maurice Obstfeld, autorevole economista americano parla di un’America ad un bivio. Nel sistema monetario, che si basa su fiducia e credibilità, due beni rapidamente deperibili, questi segnali suggeriscono un’erosione delle fondamenta che hanno sostenuto il cosiddetto privilegio esorbitante del dollaro dalla fine del secondo conflitto mondiale.
In questo momento la volatilità della politica economica americana sembra essersi tradotta in un aumento del prezzo dell’oro e di alcune criptovalute, senza portare a un aumento delle riserve estere in euro o altre valute nazionali. Tutto ciò peraltro avviene in un periodo di radicale innovazione nel campo dei pagamenti. L’Amministrazione Trump sembra interessata a un percorso non solo di svalutazione del dollaro, ma di tokenizzazione e dematerializzazione del sistema globale dei pagamenti.
L’euro può comunque accrescere il suo ruolo quale valuta di riserva globale, accelerando anche l’utilizzo di strumenti innovativi come l’euro digitale. Su questi temi è in corso un dibattito e si sono espressi accademici, esperti e anche diversi policy maker nelle capitali dei Paesi membri, a Bruxelles e a Francoforte.
Questo cambio di paradigma offrirebbe all’Europa vantaggi significativi, quali un maggior afflusso di capitali, costi di indebitamento ridotti e la possibilità di finanziare a minor costo investimenti strategici, a partire dalla difesa. Questa evoluzione aumenterebbe l’autonomia economica e geopolitica dell’Unione, migliorando la sua capacità di tutelare i propri interessi nel contesto globale.
Affinché ciò avvenga però è necessario che un certo numero di condizioni si realizzino e che congiuntamente sia introdotto un insieme di misure di policy.
Questa breve nota, che la Fondazione M&M – Idee per un Paese Migliore offre come contributo aperto alla discussione pubblica, esplora questi temi e prova a suggerire alcuni elementi per questo percorso. Questa nota è stata preparata da Carlo Altomonte, Università Bocconi; Giulio Gottardo, University of Oxford; Cosimo Pacciani, Poste Italiane; Alexander Privitera, American German Institute, Washington, con il coordinamento di Fabrizio Pagani, Presidente della Fondazione M&M – Idee per un Paese migliore. Le idee sono espresse a titolo personale e non impegnano e non rappresentano le istituzioni di appartenenza.
La nota raccoglie i commenti di Stefania Bariatti, Università Statale di Milano; Alessandro Curioni, IBM; Roberto Galbiati, CNRS SciencesPo, Parigi; Francesco Garzarelli, Eisler Capital; Franco Passacantando, IAI; Corrado Passera; Alberto Saravalle, BonelliErede.
