Stablecoin europee: ora o mai più
Questa nota, che viene pubblicata in forma non definitiva, vuole suscitare un dibattito in ambito nazionale ed europeo sulle stablecoin, un tema che consideriamo importante e con implicazioni generali di politica economica e finanziaria. Una versione definitiva del paper sarà pubblicata alla luce di questo dibattito.
Le stablecoin – criptovalute ancorate a valute fiat e sostenute da riserve di asset liquidi – stanno rapidamente trasformando il sistema dei pagamenti globali. Con una capitalizzazione di 270 miliardi di dollari e volumi annui superiori a 33 trilioni, il mercato è quasi interamente denominato in dollari (95%+) e dominato da due emittenti americani (Tether e Circle). L’Europa è sostanzialmente assente: la principale stablecoin in euro (EURC, 360 milioni di dollari) è emessa e gestita da un gruppo statunitense.
Questa asimmetria presenta un rischio strategico crescente. Negli Stati Uniti, il Genius Act è concepito per permettere l’utilizzo di stablecoin come vettore di proiezione del dollaro nei pagamenti digitali globali, con effetti potenzialmente perniciosi per l’Europa: introduzione di fatto di un modello di free banking digitale; possibile trasferimento di risparmio europeo verso asset in dollari qualora le stablecoin USD possano remunerare i detentori, in contrasto con la Savings and Investments Union; con inadeguate garanzie in materia di anti-riciclaggio e rischi di sostenibilità legati a riserve parzialmente certificate e controlli insufficienti.
Al contempo, le stablecoin offrono opportunità soprattutto per imprese e cittadini, in termini di pagamenti transfrontalieri istantanei e a basso costo, tesoreria aziendale, remittances, automazione tramite smart contract e potenziale aumento della domanda per titoli governativi europei. L’introduzione dell’euro digitale, esteso al mondo corporate e wholesale, rappresenterebbe un abilitatore fondamentale per l’intero ecosistema e ridurrebbe la dipendenza dai circuiti di pagamento americani.
Questo paper propone una policy fondata su sei interventi complementari lungo quattro direttrici (regolamentazione, remunerazione, infrastruttura, promozione internazionale):
- estendere i cap MiCA sulle transazioni anche alle euro-stablecoin che non adottano tecnologia europea, incentivando la costruzione di infrastruttura autonoma;
- consentire meccanismi di rendimento sulle euro-stablecoin per contrastare la fuga di capitali;
- integrare le euro-stablecoin nell’infrastruttura BCE;
- promuovere l’adozione internazionale tramite accordi bilaterali nei corridoi commerciali con economie emergenti;
- esercitare il potere BCE di limitare l’emissione di stablecoin in valuta estera per uso retail;
- subordinare l’accesso al mercato UE alla localizzazione di attività strategiche per gli emittenti multi-issuance.
L’obiettivo è trasformare MiCA da strumento difensivo a leva attiva di promozione dell’euro nel nascente ecosistema dei pagamenti digitali e blockchain.
Il paper sottolinea inoltre che la sola costruzione di un’infrastruttura europea per le stablecoin non è sufficiente a garantire l’autonomia strategica dell’Unione se tale infrastruttura resta pienamente contendibile da operatori extra-UE già dominanti per scala, liquidità e network effect. In un contesto in cui altre giurisdizioni adottano modelli di accesso selettivo e politiche industriali esplicite a sostegno dei propri emittenti, l’Europa deve dotarsi di strumenti coerenti con l’obiettivo di sovranità monetaria e digitale. Ciò implica affiancare alla promozione delle euro-stablecoin misure di condizionalità tecnologica, requisiti sostanziali di localizzazione e, ove necessario, clausole di reciprocità e protezione transitoria dell’ecosistema europeo, così da evitare che l’apertura regolata si traduca in una dipendenza strutturale da infrastrutture e operatori extra-europei. Si tratta evidentemente di tema delicato e controverso, su cui attori tech anche europei si sono espressi in maniera differenziata.
Questa rapida nota, che la Fondazione M&M – Idee per un Paese Migliore offre come contributo aperto alla discussione pubblica, esplora questi temi e prova a suggerire alcuni elementi per questo percorso. Questa nota è stata preparata da Alberto Albertini, Ersel; Carlo Altomonte, Università Bocconi; Alberto Baban, Fondazione NortdEst; Lavinia Borea, financial communication advisor; Francesco Fornarelli, Vitale; Marco Gesualdi, OCSE; Giulio Gottardo, University of Oxford; Franco Passacantando, Istituto Affari Internazionali; Alexander Privitera, American German Institute, Bruxelles; Raffaele Russo, Chiomenti; Tommaso Sacconi, Fondazione M&M; Riccardo Trubiani, Lightspark; con il coordinamento di Fabrizio Pagani, Presidente della Fondazione M&M – Idee per un Paese migliore. Le idee sono espresse a titolo personale e non impegnano le istituzioni di appartenenza.
La nota raccoglie i commenti di Barbara Carfagna, giornalista; Alberto Dalmasso, Satispay; Francesca Gabrielli, Assist Digital; Francesco Garzarelli, fund manager; Fabrizio Goria, giornalista; Massimo Itta, Bancomat; Corrado Passera, banchiere.
